Per evitare le bufale, ora c’è anche un’estensione di Chrome

Foto: reshape from Duncan Hull on Flickr License: CC BY 2.0
(Foto: reshape from Duncan Hull on Flickr License: CC BY 2.0)

Si chiama StopTheBullshit ed è un’estensione di Chrome nata con un obiettivo semplice: impedire l’accesso ai siti di bufale. L’ha realizzata uno sviluppatore italiano, che ha reso disponibile il codice su GitHub così che chiunque possa contribuire a migliorarla.

Un tema, quello delle fake news, finito al centro del dibattito dopo l’elezione di Donald Trump. Una discussione sul ruolo che le bufale hanno avuto nella vittoria del tycoon repubblicano. E che ha chiamato in causa i social network, Facebook in particolare, e la loro capacità di filtrare questi contenuti. Tanto che lo stesso Mark Zuckerberg è intervenuto per spiegare la policy di Menlo Park sulla questione.

A porsi il problema, però, è stato anche Jacopo Notarstefano: di giorno junior fellow al Cern di Ginevra, nel tempo libero sviluppatore. Era stato lui, qualche mese fa, a realizzare un supercanguro digitale, un’applicazione capace di contrastare il “programmino” sforna emendamenti del senatore leghista Roberto Calderoli.

Lo scorso fine settimana, partecipando al LauzHack promosso dal Politecnico di Losanna, ha sviluppato StopTheBullshit. “In realtà di questa mia idea avevo scritto già sette o otto mesi fa su Reddit. Questo perché vedevo apparire sulla mia timeline degli articoli scritti da Il Fatto Quotidaino, piuttosto che da Il Giomale, ci spiega. “Lo scorso fine settimana ho partecipato a questo hackathon cui mi ero iscritto da tempo. Non sono riuscito a convincere altri a lavorare alla mia idea e così ho fatto da solo”. Il risultato è appunto l’estensione già disponibile nello store di Chrome.

“Il mio target è un sottoinsieme di quello che si intende quando si dice che Trump ha vinto grazie alle fake news”. In altre parole, StopTheBullshit non impedisce l’accesso ai siti dei giornali che incappano nell’incidente di rilanciare una bufala come credibile. E nemmeno ai siti di satira costruiti su notizie inventate, come l’americano The Onion o l’italiano Lercio. “A me interessano quelli che con degli script generano grosse quantità di notizie, alcune delle quali concepite per essere virali. Insomma, l’analogo di fare spam in rete per vendere viagra. Diffondi queste pagine con un titolo che invoglia a cliccare sperando che dai grandi numeri si generino dei guadagni attraverso la pubblicità”.

E appunto quest’estensione funziona come una sorta di filtro antispam. “Nel codice c’è una lista di link cattivi. Se il dominio della pagina cui si cerca di accedere è contenuto in questo elenco, il browser restituisce una schermata che dice che si tratta di un sito gestito da uno scammer”. Ovvero, letteralmente, da un truffatore. “Il messaggio che voglio far passare è questo: occhio, fallo presente alla persona che ti ha passato il link”, spiega Notarstefano. “Il problema con le estensioni già esistenti è che sono buone per una difesa, diciamo, personale”. Ma non ti incentivano a comunicare la cosa alla vera vittima, cioè la persona che ha condiviso questo contenuto.

SchermataBullshit

La schermata che restituisce Stop the bullshit spiega che l’accesso al sito è stato bloccato. In questo modo, il gestore non guadagnerà dalla pubblicità contenuta nella pagina in questione. E appunto invita a segnalare la questione a chi ha condiviso il contenuto ad esempio sulla propria pagina Facebook. Linkando ad un articolo del Washington Post che spiega come i siti di bufale facciano soldi.

Ad oggi l’estensione è disponibile solo per Chrome. E l’aggiornamento della blacklist è manuale. “Ho deciso di pubblicarla su GitHub in modo da rendere tutto il più trasparente possibile. Ma anche per dare modo a chiunque di segnalare nuovi link ‘malevoli’ da aggiungere all’elenco. Il lavoro da fare per implementarla, però, non è finito qui. “Probabilmente dovrò cambiare nome, la parola bullshit può dare problemi negli Usa. E magari in Francia non si coglie il significato”. Intanto, però, Notarstefano ha tracciato una via. E chissà che non possa contribuire a risolvere il problema delle bufale che infestano la Rete.

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